Costruisco, non solo consiglio
Il 95% dei consulenti AI si ferma alle slide. Io prescrivo gli strumenti e poi li costruisco: n8n, agenti, automazioni.
Sviluppo software e integrazione AI per le PMI
Costruisco il software e porto l’AI nei processi: in media sette ore a settimana recuperate, contate in euro prima di partire.
Ogni azienda paga una tassa invisibile: ore spese in lavori che una macchina chiude in trenta secondi. Io non mi fermo alle slide: faccio la diagnosi e poi costruisco. Software, automazioni e agenti che restituiscono quelle ore, trasformandole in margine.
Muovi i cursori sui numeri della tua azienda. Questa è la cifra che il Check-up AI va a cercare, voce per voce, dentro i tuoi processi.
Per dare la scala: una squadra di sei persone che perde sette ore a settimana a testa, a un costo orario medio di 25 euro, lascia sul tavolo circa 32.000 euro l’anno. È la tassa invisibile del lavoro manuale, e il Check-up AI serve a metterla nero su bianco prima di scegliere gli strumenti.
Una call di 45 minuti, solo domande e zero pitch: mappiamo i processi che mangiano ore. Nove volte su dieci il colpevole sono le email.
Il transcript passa nel mio stack AI e replico i tuoi flussi critici: escono gli strumenti giusti per ogni pain, con un mockup immediato.
Executive summary, matrice impatto/sforzo, quick wins: per ogni soluzione tool, costo, setup e ore recuperate, con un piano quick-start di quattro giorni.
Report inviato prima, poi mezz’ora in screen-share per decidere: cosa è più urgente, se fai da te o con me, con quali tempi.
Nero su bianco. Se il report non ti mette in mano almeno cinque interventi concreti, ciascuno con lo strumento, il costo e le ore che libera ogni settimana, ti restituisco l’intero importo.
Il 95% dei consulenti AI si ferma alle slide. Io prescrivo gli strumenti e poi li costruisco: n8n, agenti, automazioni.
Prototipi in giorni e consegne in settimane, dove altrove serve un trimestre.
Dal DNS al SaaS, dal copy al video: niente rimpalli tra fornitori che non si parlano.
Il recupero medio per persona: lavoro manuale che una macchina chiude in trenta secondi.
Ore recuperate per tariffa oraria, meno circa 60 euro al mese di tool: il ritorno netto è a quattro cifre, ogni mese.
Processi, accessi e documentazione consegnati: il Second Brain è dell’azienda.
Quando i processi sono mappati e collegati, gli agenti lavorano sui tuoi dati veri, i tuoi preventivi, i tuoi clienti, i tuoi prezzi. Non su modelli generici.
Addestrata sui tuoi dati, non su internet.
Questo è il punto d’arrivo del Check-up: ogni processo collegato, e gli agenti che fanno il lavoro ripetitivo che oggi il tuo team fa a mano.
Il gestionale AI che risponde al posto del ristoratore: AI hostess su WhatsApp e social, agente vocale, prenotazioni, menù digitale e ordini online a zero commissioni.
Prodotto completo: chatbot che prenota h24, agente vocale Chiara, agenda e mappa sala, menù con allergeni suggeriti dall’AI, monitor cucina, cassa con scontrini e fatture, campagne e loyalty.
In produzione da 97 euro al mese: il ristoratore recupera fino a 10 ore a settimana tra telefono e chat, con 0% di commissioni sugli ordini online.
La direzione AI dell’azienda: agenti che trovano lead, chiudono vendite, creano contenuti e mandano report da una dashboard unica.
Otto agenti orchestrati: lead hunter e qualifier, sales closer, content generator, email e analytics, con funnel e ROI per canale.
Il titolare governa l’operatività da uno schermo: numeri, agenti e vendite nello stesso posto.
Il gestionale marketing all-in-one di un’agenzia italiana: siti, funnel, CRM, calendari, email e WhatsApp automatici, corsi e pagamenti sotto un unico brand.
Piattaforma white-label completa: CRM con pipeline, funnel e siti, automazioni email, WhatsApp e SMS, social planner, aree membri e-learning, gestione recensioni e reportistica.
Oltre 250 imprenditori a bordo: un abbonamento unico al posto di circa 600 euro al mese di tool separati.
Landing scura per una linea di nutraceutica sportiva: scienza verificabile, scroll-telling e richiesta informazioni.
Design e build della landing: hero cinematografica, sei varianti di prodotto, sezioni evidenze con fonti, form contatti.
Un prodotto, una storia: la pagina porta medici e sportivi dalle evidenze al contatto.
Il recruiting girato al contrario per gli studi dentistici: il candidato resta anonimo finché non decide lui, e un agente AI fa il primo vaglio al posto dell’ufficio del personale.
La piattaforma di incontro in anonimato e l’ecosistema che le sta intorno: candidatura con CV, primo filtro fatto dall’AI, clinicmanager.pro come secondo dominio, tutta la pipeline dentro il CRM GoFly.
Lo studio smette di leggere curriculum a caso e riceve profili già vagliati. Il candidato si guarda intorno senza che il suo titolare lo scopra.
Il sito aziendale di ZEO: racconta il sistema operativo per studi dentistici e trasforma la visita in una richiesta di check-up, invece di lasciare un numero di telefono e sperare.
Sito completo: home che nomina il problema prima del prodotto, pagine per i quattro moduli, quiz di qualificazione, calcolatore di ritorno, blog SEO e GEO, testi conformi alla Legge 175/2017.
Un sito aziendale che qualifica invece di presentarsi: chi arriva risponde a tre domande e riceve un report, e allo studio arriva un contatto che ha già detto da dove parte.
Il mercato dei trasferimenti dell’hockey senza procuratori in mezzo: giocatori e club si parlano direttamente, e l’AI legge il contratto prima che qualcuno firmi.
Piattaforma in inglese e russo: profili verificati, ricerca per ruolo e statistiche, abbonamenti club con i contatti a scaglioni, agente che scandaglia i posti liberi nei roster, punteggio di compatibilità e lettura AI dei contratti.
Il giocatore smette di aspettare la telefonata di un procuratore. Il club capisce in pochi secondi se un profilo regge il ruolo che sta cercando.
Workflow che eliminano i task ripetitivi e agenti che rispondono al posto tuo: lead che entrano nel CRM da soli, chatbot WhatsApp che qualifica e prenota, agenti vocali al telefono, widget sul sito addestrato sui tuoi contenuti.
Dalla landing premium con animazioni scrollytelling al restyling completo di siti WordPress esistenti, senza toccare l’hosting. Copy incluso e form collegati al CRM.
Dal prototipo cliccabile per validare l’idea al SaaS pronto per i primi utenti: dashboard, autenticazione, pagamenti, app native sugli store. Sviluppo AI-accelerato: settimane, non mesi.
Negozio completo su WooCommerce, Shopify o headless con analitica vera: GA4 server-side, dashboard di vendite e margini, monitor prezzi dei competitor, recupero carrelli abbandonati.
Posizionamento classico su Google più il differenziatore raro: comparire nelle risposte di ChatGPT, Perplexity e Google AI Overviews, con una pipeline di articoli nella voce del brand.
Content factory mensile e video generativi con i migliori modelli sul mercato: caroselli, reel montati, spot prodotto, avatar parlanti e creatività per le ads con tracking end-to-end. Storyboard-first: approvi prima di generare.
L’offerta di punta che ingloba tutte le altre: agenti che orchestrano contenuti, lead, appuntamenti e report, un Second Brain con la conoscenza aziendale interrogabile e una dashboard unica per il titolare.
Titolare, e-commerce arredo
“Prima guardavo il gestionale, ora guardo i margini: la dashboard mi dice dove guadagno.”
Founder, agenzia marketing
“Vendo servizi che prima rifiutavo: i clienti restano miei, l’esecuzione è sua.”
Direttore, PMI servizi
“I lead entrano nel CRM da soli e il team riceve la notifica: nessuno copia più dati a mano.”
Titolare, centro estetico
“Il chatbot su WhatsApp prenota anche quando siamo chiusi: la mattina trovo l’agenda piena.”
Il Check-up AI è una diagnosi, non una consulenza a scatola chiusa. Per questo il rischio me lo prendo io, per iscritto.
Se la diagnosi non individua risparmi mensili almeno pari al costo del Check-up, non paghi nulla. Nero su bianco, nel contratto.
Il piano operativo con le cifre e le priorità è tuo comunque. Puoi farlo costruire a me, a un altro, o al tuo team.
Dalla consegna hai 7 giorni: se il piano non ti sembra azionabile, rimborso completo, senza domande.
Dimmi dovel’azienda perde tempo e margine.
Poche righe su processi, strumenti e scadenze bastano per ricevere un piano concreto con una stima onesta, non un preventivo vuoto.
Niente sequenze automatiche e niente inbox condivise: ogni richiesta riceve una risposta ragionata entro un giorno lavorativo.
Dal Check-up AI: una call di 45 minuti, l’analisi dei flussi e un report con le opportunità quantificate in ore e in euro al mese. L’investimento è fisso e comunicato prima; poi decidi tu se e cosa implementare.
Gli interventi spot si chiudono in giorni, un sito o un’automazione in due o quattro settimane, un SaaS o un eCommerce in uno o tre mesi. Lo sviluppo è AI-accelerato: settimane, non mesi.
Sì, in white-label: l’agenzia vende con il proprio brand e io eseguo. Listino dedicato, margini chiari e nessun contatto diretto con il cliente finale, se non richiesto.
Sì, è il caso più frequente: il team tiene decisioni e clienti, io costruisco gli strumenti. Formazione inclusa, così tutto resta usabile anche senza di me.
No: toglie al team il lavoro ripetitivo che nessuno vuole fare. Le persone restano su decisioni e clienti; copia-incolla, notifiche e report passano alle macchine.
Il Check-up è coperto da garanzia: se il report non contiene almeno cinque interventi concreti e misurabili, ti restituisco tutto. Sui progetti, ogni sprint chiude con una demo: la rotta si corregge ogni settimana, non a fine progetto.
No: si parte dal Check-up e ogni intervento successivo ha un prezzo fisso concordato prima. Il retainer esiste solo se i numeri lo giustificano.
Hai una domanda diversa? Scrivimi direttamente.
Inizia la conversazioneIl gestionale AI per ristoranti: prenotazioni automatiche, WhatsApp e ordini online senza commissioni.

Il punto di partenza sono i numeri del problema: circa 1.800 euro al mese di prenotazioni perse al telefono, dieci ore a settimana tra chiamate e chat, fino al 30% di commissioni ai portali e i no-show che bucano la sala.
RistorantePRO li affronta uno per uno: l’hostess AI risponde h24 su WhatsApp, Instagram e Facebook, l’agente vocale Chiara regge anche cinque chiamate insieme, agenda e mappa sala si aggiornano da sole. Poi il servizio: menù digitale con allergeni e food cost, Menù Stories in video, asporto a zero commissioni, comande al monitor cucina, cassa e magazzino.
Chiamate nel pieno del servizio, prenotazioni perse, dieci ore a settimana tra telefono e chat e il 30% ai portali sugli ordini online.
Hostess AI h24 su WhatsApp e social, agente vocale Chiara, agenda, menù, cucina e cassa collegati: ogni pezzo del servizio nello stesso posto.
Le prenotazioni si scrivono da sole, gli ordini arrivano senza commissioni e il ristoratore torna a fare servizio invece di rispondere.

Dove l’intelligenza artificiale toglie lavoro ripetitivo al ristoratore, ogni giorno.
Risponde su WhatsApp, Instagram e Facebook: consiglia, prenota e scrive in agenda da sola.
Prende le chiamate con voce naturale, anche cinque insieme, e passa solo quelle che contano.
I 14 allergeni UE suggeriti mentre scrivi il piatto, margine ricalcolato in tempo reale.
Reminder anti no-show, richiesta recensioni a fine serata, campagne sui giorni vuoti.


Prima il telefono comandava la serata; ora squilla solo per le chiamate che contano. Prenotazioni e ordini si scrivono da soli, senza commissioni.RistorantePRO, in produzione
La direzione AI dell’azienda: agenti che lavorano, una dashboard che comanda.

Sabato sera, un potenziale cliente scrive; in azienda non c’è nessuno e lunedì ha già comprato dal concorrente. AiDirector nasce per chiudere quel buco: gli agenti presidiano lead, vendite e contenuti 24 ore su 24.
La dashboard tiene tutto in una panoramica: andamento lead, funnel di conversione, fatturato, ROI per canale ads, email marketing e la mappa degli otto agenti che si passano il lavoro.
Lead, contenuti e follow-up dipendono dalle ore di ufficio: tutto quello che arriva fuori orario scivola al concorrente più veloce.
Otto agenti orchestrati dall’AI Director: trovano lead, qualificano, trattano, producono contenuti e riportano i numeri in un’unica dashboard.
Funnel, fatturato, ROI per canale e stato degli agenti nella stessa panoramica: l’operatività si governa, non si insegue.

Ogni agente ha un ruolo e un compito misurabile; l’AI Director assegna gli obiettivi e tiene il ritmo.
Trovano e filtrano i contatti: passa solo chi ha budget e bisogno reali.
Tratta in conversazione e porta la firma, con lo storico sempre in dashboard.
Producono contenuti e sequenze nella voce del brand, su calendario.
Reportistica e KPI: ogni euro speso ha il suo ritorno tracciato.


Le altre linee diventano moduli: si comprano pezzi di un sistema, non servizi separati.AiDirector, offerta di punta
Il software di marketing tutto-in-uno: acquisisce, coltiva e chiude i contatti in una sola piattaforma.

Il pain era la giostra degli abbonamenti: hosting, email marketing, CRM, calendari e social in otto strumenti separati, circa 600 euro al mese, dati sparsi e nessuna assistenza in italiano quando qualcosa si rompe.
GoFly li sostituisce con una sola piattaforma: siti, funnel, moduli e calendari per acquisire, automazioni email, WhatsApp e SMS per coltivare, pipeline, pagamenti, recensioni e reportistica per chiudere. Più social planner, aree membri per corsi, e-commerce e test A/B.
Hosting, email, CRM, calendari e social sparsi in strumenti separati: costi che si sommano, dati scollegati e nessuna assistenza in italiano.
Una piattaforma white-label con siti, funnel, CRM, automazioni email, WhatsApp e SMS, social planner, corsi e pagamenti nello stesso posto.
Gli imprenditori gestiscono acquisizione, vendita e reputazione da una dashboard, con assistenza in italiano come leva commerciale.

Meno report da aprire, più risposte pronte: l’intelligenza sta nel flusso di lavoro quotidiano.
Dati e pipeline si interrogano in linguaggio naturale, senza aprire un report.
Qualifica e risponde ai contatti su chat e canali social, 24 ore su 24.
Sequenze email, WhatsApp e SMS che partono da sole al momento giusto.
Richieste e solleciti su Google e Facebook dopo ogni cliente servito.


Un’unica piattaforma con il nostro brand al posto di dieci abbonamenti separati.GoFly, piattaforma white-label
Nutraceutica sportiva con evidenza verificabile: una landing scura che parla a medici e sportivi.

Il pain di Vivence era farsi credere: il mercato degli integratori è saturo di promesse, i medici diffidano e un prodotto premium rischia di sembrare l’ennesimo volantino.
La landing risponde con l’evidenza: peptidi di collagene bioattivi alle dosi usate negli studi, trial randomizzato di 12 mesi contro placebo citato in pagina con fonti e sponsor dichiarati, materie prime branded tracciabili fino al lotto, sei varianti per obiettivi diversi e una dose da 5 grammi che entra nella giornata senza riorganizzarla.
Il mercato degli integratori è saturo di promesse: i medici diffidano e un prodotto premium rischia di sembrare l’ennesimo volantino.
Trial randomizzato citato in pagina, fonti e sponsor dichiarati, materie prime branded tracciabili fino al lotto: la scienza è l’estetica della landing.
Landing scura scroll-telling con sei varianti di prodotto e richiesta informazioni: dai dati al contatto senza salti di tono.

Niente archivio, niente shooting: il mondo visivo nasce in generazione, su storyboard approvato.
Capsule e flaconi generati in coerenza di luce e materiali, pronti per la landing.
Polveri e dettagli macro con la stessa palette notturna e clinica.
Sport e quotidianità nello stesso linguaggio, senza modelli né set.
Ogni scena approvata prima di generare: zero sprechi, direzione unica.


La scienza che i medici già conoscono, raccontata come un brand, non come un volantino.Vivence, linea integratori
La casa di un ruolo che in Italia non aveva un nome: la definizione di riferimento del clinic manager, i dati sulle retribuzioni e il network dove il mestiere si impara e si confronta.

In Italia chi manda avanti uno studio odontoiatrico spesso non ha un nome per quello che fa, e quindi non ha un prezzo. La ricerca è partita da lì: cosa presidia davvero questa figura, come è composta una retribuzione fatta bene, che domande si fanno chi lo fa già, chi vuole arrivarci e i titolari che ne cercano uno.
Da quella mappa è nato il concept: non un sito vetrina ma la definizione di riferimento del ruolo. Quattro aree di responsabilità messe nero su bianco, guide senza cifre inventate con il commento firmato di Simona Fontana, oltre vent’anni di management odontoiatrico, e un’architettura a tre porte: chi il lavoro lo fa già, chi vuole diventarlo, chi guida uno studio.
Il terzo pezzo è il network su app.clinicmanager.pro: la community di un mestiere solitario, dove il clinic manager smette di essere l’unica figura del suo tipo dentro lo studio. Nessun elenco pubblico, nessun dato girato a terzi, si entra con un link monouso al posto della password. Non è un’agenzia per il lavoro: è il posto dove il mestiere si impara, si aggiorna e si confronta.
Chi gestisce agenda, preventivi e team impara quasi tutto da solo, e nessuno gli dice se lo sta facendo bene. Prima di costruire servizi, serviva costruire la definizione.
Chi lo fa già, chi vuole diventarlo, chi guida uno studio: ogni porta ha le sue guide, il suo percorso e il suo linguaggio, dentro un’unica identità.
Guide pubbliche e gratuite, formazione per chi parte e per chi c’è già, e un network dove il confronto è con chi vive gli stessi problemi ogni giorno.

Quando il prodotto è un ruolo professionale, il design deve fare quello che fa un dizionario: dare autorevolezza, ordine e una voce riconoscibile.
Blu istituzionale, corsivo serif sulle parole del mestiere, illustrazioni 3D coerenti: il sito si presenta come il riferimento del ruolo, non come una landing.
Ogni visitatore si riconosce in una frase e trova la sua strada in un click: chi lo fa già, chi vuole arrivarci, chi guida uno studio.
Guide senza cifre inventate, con il commento firmato di chi il ruolo lo ha costruito per vent’anni: l’esperienza firma il dato.
Su app.clinicmanager.pro si entra con un link monouso, senza password: bacheca, confronto fra pari e nessun dato girato a terzi.


Il sito aziendale di ZEO: presenta il sistema operativo per studi dentistici e porta il titolare a chiedere un check-up, invece di lasciargli un numero di telefono e sperare.

Un sito aziendale nel dentale di solito si presenta: chi siamo, cosa facciamo, contattaci. Funziona finché chi arriva sa già cosa vuole. Il titolare di uno studio quasi mai lo sa. Sa che lavora a pieno ritmo e che a fine mese sul conto resta poco, ma non sa dire dove si perde.
Il sito parte da lì. La prima schermata nomina il problema prima di nominare il prodotto, e solo dopo spiega che ZeoDent mette gestionale, formazione e marketing in un unico sistema operativo per studi dentistici. Le sezioni interne raccontano i quattro moduli uno per uno, dal gestionale cloud con agenda, cartella clinica, CRM e recall fino all’Academy che forma ASO e clinic manager.
Sotto, l’impianto commerciale: un quiz da tre domande che porta a un report via mail, un calcolatore che mostra al titolare il proprio numero prima ancora di parlare con qualcuno, e un blog costruito sia per Google sia per le risposte degli assistenti AI. Tutti i testi rispettano la Legge 175/2017, che in sanità vieta le promesse di risultato: il vincolo detta il copy, non il contrario.
Chi entra non sa nominare il proprio problema, quindi un menu di servizi non lo aiuta e il modulo di contatto resta vuoto.
La home nomina la perdita che il titolare vede ogni mese, poi presenta i quattro moduli come un sistema unico invece che come un listino.
Quiz e calcolatore fanno la prima scrematura, così la call parte da un numero condiviso e non da una presentazione.

Su un sito aziendale in sanità l’intelligenza non si mette in mostra: sta nel back office e nella struttura dei contenuti.
Le bozze degli articoli nascono da un modello dentro il back office, poi passano sempre da una revisione umana.
Struttura a domande e risposte perché le pagine vengano riprese dagli assistenti AI, non solo indicizzate.
Tre domande instradano il visitatore verso il report giusto, al posto di un modulo generico.
Il titolare vede il proprio numero prima della call e arriva con un’aspettativa realistica.


Il mercato dei trasferimenti dell’hockey senza procuratori in mezzo: giocatori e club si parlano direttamente, e l’AI legge il contratto prima che qualcuno firmi.

Nell’hockey europeo il mercato passa dai procuratori. Un giocatore fuori dal giro giusto resta un nome dentro un foglio di calcolo, e un club che cerca un difensore mancino in Repubblica Ceca lo trova per conoscenze personali. Le due parti esistono entrambe, semplicemente non si vedono.
HockeyTransfer le mette nella stessa stanza. Il giocatore pubblica un profilo verificato con ruolo, statistiche e disponibilità; il club cerca per posizione, nazionalità, età e ingaggio, e scrive direttamente. L’abbonamento regola quanti contatti un club può aprire, e sul piano gratuito nome e recapiti del giocatore restano oscurati: chi vuole parlare paga, chi guarda no.
La piattaforma è in inglese e in russo, perché una metà di questo mercato parla russo e l’altra metà no, e la barriera di lingua è uno dei motivi per cui certe trattative non partono nemmeno.
Chi non ha l’agente giusto non esiste per i club, e il club non sa che quel giocatore esiste. Il mercato si muove per conoscenze, non per merito.
Ricerca per ruolo, nazionalità, età e ingaggio, abbonamenti che regolano i contatti e recapiti oscurati finché il club non passa a pagamento.
Il giocatore capisce che cosa sta firmando prima di firmarlo, e il club vede in pochi secondi se un profilo regge davvero il ruolo che cerca.

Non un assistente che chiacchiera: tre strumenti in tre punti diversi del percorso, più la traduzione che tiene aperta la conversazione.
Mentre il giocatore dorme, un agente scandaglia i posti liberi nei roster del mondo e segnala quelli compatibili con ruolo e statistiche.
Il club vede la compatibilità per categorie, non una percentuale finta: forte, possibile, debole, con due righe che spiegano il perché.
Il contratto caricato in PDF torna letto: chiarezza dell’ingaggio, penali nascoste, clausole di uscita e segnali di rischio.
I messaggi fra club e giocatore si traducono nella lingua di chi legge, senza uscire dalla conversazione.

